Quando una coppia si separa, le domande che affiorano sono tante, ma una in particolare sta riempiendo sempre più spesso le aule dei tribunali: che fine farà il nostro animale domestico? Per anni considerati dalla legge come semplici “beni mobili” (al pari di un televisore o di un’automobile), oggi cani e gatti hanno finalmente ottenuto lo status che meritano: quello di membri effettivi della famiglia.
Anche se nel Codice Civile manca ancora una legge specifica che ne regoli l’affidamento, la giurisprudenza ha fatto passi da gigante. I giudici non guardano più soltanto i documenti formali, ma mettono al centro un unico grande obiettivo: il benessere dell’animale.
Il legame affettivo vince sui documenti
Fino a poco tempo fa, la regola non scritta era semplice: il cane resta a chi ha firmato i documenti d’adozione o a chi risulta intestatario del microchip. Oggi non è più così.
La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: per decidere a chi assegnare l’animale non basta dimostrare la “proprietà” formale, ma occorre provare l’esistenza di uno stabile legame affettivo. L’animale è riconosciuto come un essere senziente capace di soffrire per il distacco. Per questo motivo, il giudice valuta elementi concreti del quotidiano:
- Tempo reale: Chi si è occupato maggiormente della sua routine, delle passeggiate e delle pappe?
- Spazio idoneo: Quale dei due ex partner può offrirgli l’ambiente domestico e lo stile di vita migliore?
L’affido alternato è realtà
Esattamente come accade con la disciplina dell’affidamento dei figli minori, i Tribunali tendono a favorire soluzioni che non spezzino le abitudini dell’animale e tutelino il rapporto con entrambi i padroni.
Molte sentenze di merito (come quelle storiche dei Tribunali di Roma e Milano) confermano che, in mancanza di accordo, il giudice può disporre l’affidamento condiviso o alternato. Questo comporta la creazione di un vero e proprio calendario visite con turni di permanenza stabiliti presso l’uno e l’altro ex partner.
Come si dividono le spese?
La condivisione non riguarda solo l’affetto, ma anche le responsabilità economiche. Tutte le spese necessarie per la vita del nostro amico a quattro zampe vengono generalmente divise al 50% o in misura proporzionale al reddito dei componenti della coppia. Tra queste rientrano:
- Cibo e prodotti per la cura quotidiana.
- Spese di toelettatura.
- Spese mediche e veterinarie (sia ordinarie che straordinarie).
Il consiglio dell’avvocato: l’importanza di regole chiare
Nelle separazioni consensuali, i coniugi possono inserire nell’accordo di separazione delle clausole dettagliate sulla gestione dell’animale e sui tempi di visita. I giudici omologano regolarmente questi accordi perché riconoscono che la serenità della famiglia allargata è un interesse meritevole di tutela.
Se vi trovate in una situazione di stallo e temete di perdere il contatto con il vostro compagno di vita, muoversi d’anticipo con una consulenza mirata è la scelta migliore. Stabilire regole chiare fin da subito è l’unico modo per evitare battaglie legali infinite ed estenuanti, proteggendo la serenità di chi amate.
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Avv. Francesco Frezza
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