GENITORI SEPARATI: QUANTE VOLTE SI POSSONO CHIAMARE I FIGLI IN VACANZA?

Trovare il giusto equilibrio tra il desiderio di sentire i propri figli e il rispetto degli spazi dell'altro genitore non è facile.
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L’e­sta­te è final­men­te arri­va­ta e, con lei, il momen­to tan­to atte­so del­le vacan­ze al mare. Per i geni­to­ri sepa­ra­ti, tut­ta­via, que­sto perio­do può tra­sfor­mar­si in una fon­te di ansia. Quan­do i figli par­to­no con l’ex coniu­ge, una del­le doman­de più fre­quen­ti che rice­via­mo in stu­dio è:

“Quan­te vol­te al gior­no pos­so chia­ma­re mio figlio sen­za che l’al­tro geni­to­re pos­sa oppor­si o infa­sti­dir­si?”

Tro­va­re il giu­sto equi­li­brio tra il desi­de­rio di sen­ti­re i pro­pri figli e il rispet­to del­le vacan­ze altrui è fon­da­men­ta­le per garan­ti­re la sere­ni­tà dei bam­bi­ni. Vedia­mo cosa dico­no la leg­ge e la giu­ri­spru­den­za più recen­te in meri­to al dirit­to alla repe­ri­bi­li­tà e come evi­ta­re che l’af­fet­to si tra­sfor­mi in un con­trol­lo osses­si­vo.

Il dirit­to alla bige­ni­to­ria­li­tà e alla repe­ri­bi­li­tà

L’af­fi­da­men­to con­di­vi­so rap­pre­sen­ta la rego­la gene­ra­le nel nostro ordi­na­men­to. Oggi la mate­ria è disci­pli­na­ta dagli arti­co­li 337-bis e seguen­ti del Codi­ce Civi­le, che han­no rece­pi­to e con­so­li­da­to i prin­ci­pi intro­dot­ti dal­la Leg­ge n. 54 del 2006. Il mino­re ha il dirit­to di man­te­ne­re un rap­por­to equi­li­bra­to e con­ti­nua­ti­vo con entram­bi i geni­to­ri. Que­sto signi­fi­ca che il geni­to­re che resta a casa ha il pie­no dirit­to di comu­ni­ca­re con il figlio, e il geni­to­re che si tro­va in vacan­za ha il dove­re di non osta­co­la­re i con­tat­ti.

La giu­ri­spru­den­za è chia­ra: è buo­na pras­si e dove­re civi­le for­ni­re all’al­tro geni­to­re l’in­di­riz­zo del­la strut­tu­ra turi­sti­ca e un reca­pi­to tele­fo­ni­co vali­do pri­ma del­la par­ten­za. La Cor­te di Cas­sa­zio­ne, con l’or­di­nan­za n. 38730 del 2021, ha affer­ma­to che il dirit­to di visi­ta del geni­to­re non col­lo­ca­ta­rio deve esse­re con­grua­men­te disci­pli­na­to anche per il perio­do esti­vo e che cia­scun geni­to­re, nei gior­ni in cui non ha il figlio pres­so di sé, deve poter­lo sen­ti­re tele­fo­ni­ca­men­te, con l’im­pe­gno reci­pro­co di comu­ni­ca­re even­tua­li spo­sta­men­ti in loca­li­tà diver­se dal domi­ci­lio.

Esi­ste un nume­ro mas­si­mo di tele­fo­na­te sta­bi­li­to dal­la leg­ge?

La leg­ge non fis­sa un nume­ro pre­ci­so di chia­ma­te gior­na­lie­re. Non esi­ste un arti­co­lo del Codi­ce Civi­le che dica “si può chia­ma­re due vol­te al gior­no”. Tut­to è riman­da­to al prin­ci­pio del buon sen­so e al rispet­to del­le abi­tu­di­ni del bam­bi­no.

Nor­mal­men­te, i prov­ve­di­men­ti del giu­di­ce — oggi spes­so arti­co­la­ti in un vero e pro­prio pia­no geni­to­ria­le, intro­dot­to dal­la rifor­ma Car­ta­bia— pre­ve­do­no la pos­si­bi­li­tà di sen­ti­re i figli “quo­ti­dia­na­men­te o secon­do accor­di”.

  • Cosa è con­ces­so: una o due tele­fo­na­te al gior­no (ad esem­pio, una video­chia­ma­ta per dare il buon­gior­no o augu­ra­re la buo­na­not­te) sono con­si­de­ra­te legit­ti­me e oppor­tu­ne per pre­ser­va­re il lega­me affet­ti­vo.
  • Cosa è vie­ta­to: tem­pe­sta­re il cel­lu­la­re del mino­re o del­l’ex coniu­ge di squil­li, chia­ma­te a distan­za di un’o­ra o mes­sag­gi con­ti­nui per moni­to­ra­re ogni sin­go­lo spo­sta­men­to (“Cosa ha man­gia­to?”, “A che ora sie­te tor­na­ti dal­la spiag­gia?”, “Con chi sie­te?”).

Quan­do la tele­fo­na­ta diven­ta rea­to: il rischio del­la “petu­lan­za”

Atten­zio­ne a non esa­ge­ra­re. Esi­ste un con­fi­ne giu­ri­di­co mol­to chia­ro tra il legit­ti­mo inte­res­se di un geni­to­re e il con­trol­lo asfis­sian­te. La Cor­te di Cas­sa­zio­ne ha sta­bi­li­to che tele­fo­na­re all’ex in modo pres­san­te e insi­sten­te, anche se la scu­sa è quel­la di voler sen­ti­re i figli, può inte­gra­re il rea­to di mole­stie o distur­bo alle per­so­ne pre­vi­sto dal­l’art. 660 del Codi­ce Pena­le.

Il prin­ci­pio è sta­to con­fer­ma­to più vol­te anche negli anni suc­ces­si­vi. La Cas­sa­zio­ne ha riba­di­to che i moti­vi dai qua­li il sog­get­to è sta­to spin­to ad agi­re — per quan­to nobi­li o giu­sti­fi­ca­ti — non han­no alcu­na inci­den­za sul­la rile­van­za pena­le del­la con­dot­ta: quan­do il com­por­ta­men­to è ogget­ti­va­men­te petu­lan­te, il rea­to sus­si­ste. Anco­ra più di recen­te, con la sen­ten­za n. 1008 del 2025, la Supre­ma Cor­te ha con­fer­ma­to la con­dan­na di un padre che ave­va effet­tua­to 78 tele­fo­na­te in un anno ver­so la figlia, nono­stan­te la mani­fe­sta indi­spo­ni­bi­li­tà di que­st’ul­ti­ma a intrat­te­ne­re con­tat­ti.

Se il com­por­ta­men­to diven­ta “petu­lan­te” — ovve­ro indi­scre­to, imper­ti­nen­te e tale da inter­fe­ri­re con la quie­te del­la vacan­za del figlio e del­l’al­tro geni­to­re — si rischia­no con­se­guen­ze pena­li. La petu­lan­za, secon­do la giu­ri­spru­den­za con­so­li­da­ta, è un modo di agi­re pres­san­te, ripe­ti­ti­vo, insi­sten­te e indi­scre­to che inter­fe­ri­sce sgra­de­vol­men­te nel­la sfe­ra del­la quie­te e del­la liber­tà del­le per­so­ne. Il moven­te del­l’af­fet­to non giu­sti­fi­ca l’op­pres­sio­ne.

Va però pre­ci­sa­to, per com­ple­tez­za, che non ogni tele­fo­na­ta inde­si­de­ra­ta costi­tui­sce rea­to. La stes­sa Cas­sa­zio­ne  ha chia­ri­to che non inte­gra mole­stia la con­dot­ta del geni­to­re che cer­chi il con­tat­to con l’ex per que­stio­ni non futi­li e di rile­van­te inte­res­se per i figli — come pro­ble­mi di salu­te o que­stio­ni eco­no­mi­che lega­te al man­te­ni­men­to — anche se l’al­tro geni­to­re non gra­di­sce que­ste comu­ni­ca­zio­ni. Ciò che con­ta non è la per­ce­zio­ne sog­get­ti­va del desti­na­ta­rio, ma la natu­ra ogget­ti­va­men­te mole­sta o meno del­la con­dot­ta.

Nei casi più gra­vi, quan­do le con­dot­te sono rei­te­ra­te e pro­vo­ca­no un per­du­ran­te sta­to di ansia o di pau­ra, si può per­si­no con­fi­gu­ra­re il più gra­ve rea­to di atti per­se­cu­to­ri (stal­king), pre­vi­sto dal­l’art. 612-bis del Codi­ce Pena­le, la cui pena — già seve­ra — è ulte­rior­men­te aumen­ta­ta se il fat­to è com­mes­so dal coniu­ge, anche sepa­ra­to o divor­zia­to.

Cosa rischia il geni­to­re in vacan­za che “spe­gne il tele­fo­no”

Dal­l’al­tro lato, anche il geni­to­re in vacan­za rischia mol­to se deci­de arbi­tra­ria­men­te di impe­di­re i con­tat­ti. L’o­stru­zio­ni­smo ingiu­sti­fi­ca­to può oggi esse­re san­zio­na­to dal giu­di­ce ai sen­si del­l’art. 473-bis.39 del Codi­ce di Pro­ce­du­ra Civi­le — intro­dot­to dal­la rifor­ma Car­ta­bia in sosti­tu­zio­ne del pre­ce­den­te art. 709-ter c.p.c. — che con­sen­te al giu­di­ce, in caso di gra­vi ina­dem­pien­ze o atti che osta­co­li­no il cor­ret­to svol­gi­men­to del­l’af­fi­da­men­to, di:

  • ammo­ni­re il geni­to­re ina­dem­pien­te;
  • con­dan­nar­lo al paga­men­to di una som­ma di dena­ro per ogni vio­la­zio­ne o gior­no di ritar­do;
  • appli­ca­re una san­zio­ne ammi­ni­stra­ti­va pecu­nia­ria da 75 a 5.000 euro a favo­re del­la Cas­sa del­le Ammen­de;
  • con­dan­nar­lo al risar­ci­men­to dei dan­ni in favo­re del­l’al­tro geni­to­re o del mino­re.

Nei casi più gra­vi, impe­di­re siste­ma­ti­ca­men­te i con­tat­ti può con­fi­gu­ra­re anche il rea­to di man­ca­ta ese­cu­zio­ne dolo­sa di un prov­ve­di­men­to del giu­di­ce, pre­vi­sto dal­l’art. 388, secon­do com­ma, del Codi­ce Pena­le, che puni­sce spe­ci­fi­ca­men­te chi elu­de un prov­ve­di­men­to del giu­di­ce civi­le con­cer­nen­te l’af­fi­da­men­to di mino­ri.

Il con­si­glio del­lo Stu­dio: la rego­la d’o­ro del­le ferie

Per vive­re un’e­sta­te sere­na, con­si­glia­mo sem­pre ai nostri clien­ti di sta­bi­li­re una rego­la d’o­ro pri­ma di par­ti­re: con­cor­da­re una fascia ora­ria fis­sa per le chia­ma­te (ad esem­pio, pri­ma di cena o al rien­tro dal­la spiag­gia).

In que­sto modo:

  1. Il geni­to­re a casa sa esat­ta­men­te quan­do potrà sen­ti­re il figlio e vive la gior­na­ta con meno ansia.
  2. Il geni­to­re in vacan­za può orga­niz­za­re le atti­vi­tà del­la gior­na­ta e il relax sen­za l’in­ter­ru­zio­ne con­ti­nua degli squil­li.
  3. Il bam­bi­no non si sen­ti­rà divi­so tra i due geni­to­ri e potrà goder­si il mare in tota­le tran­quil­li­tà.

Que­sti accor­di, se for­ma­liz­za­ti in un pia­no geni­to­ria­le con­di­vi­so, pos­so­no esse­re sot­to­po­sti al giu­di­ce e costi­tui­re par­te inte­gran­te dei prov­ve­di­men­ti sul­l’af­fi­da­men­to, offren­do a entram­bi i geni­to­ri un pun­to di rife­ri­men­to chia­ro e vin­co­lan­te.

Se vi tro­va­te in una situa­zio­ne di for­te con­flit­tua­li­tà e ave­te biso­gno di defi­ni­re meglio le moda­li­tà di gestio­ne dei figli duran­te le vacan­ze esti­ve, lo Stu­dio Lega­le Frez­za è a vostra dispo­si­zio­ne per aiu­tar­vi a tro­va­re la solu­zio­ne che tute­li al meglio la vostra fami­glia.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

Via Ambra, 4

81038 Tren­to­la Ducen­ta (Caser­ta)

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