COSA FARE SE L’ALTRO GENITORE SI OPPONE ALLO SPORT DEI FIGLI?

Tuo figlio vuole fare sport, ma l'altro genitore dice NO. Chi paga?
studio frezza sport figli

Quan­do una cop­pia si sepa­ra, la gestio­ne quo­ti­dia­na dei figli può diven­ta­re ter­re­no di con­flit­to. Anche l’iscrizione a una scuo­la cal­cio, a un cor­so di dan­za o a lezio­ni di nuo­to può tra­sfor­mar­si in un moti­vo di discus­sio­ne.

La doman­da che arri­va più spes­so negli stu­di lega­li è sem­pli­ce: «Se l’altro geni­to­re non è d’accordo, pos­so iscri­ve­re comun­que nostro figlio a un’attività spor­ti­va? E pos­so chie­de­re il rim­bor­so del­la spe­sa?».

La rispo­sta non è sem­pre ugua­le e dipen­de dal tipo di atti­vi­tà, dal suo costo, dal­le con­di­zio­ni eco­no­mi­che del­la fami­glia e, soprat­tut­to, dall’interesse con­cre­to del mino­re.

Il punto di partenza: le decisioni devono tenere conto dell’interesse del figlio

In caso di affi­da­men­to con­di­vi­so, l’art. 337-ter c.c. pre­ve­de che le deci­sio­ni di mag­gio­re inte­res­se per i figli, com­pre­se quel­le rela­ti­ve all’educazione e all’istruzione, sia­no assun­te di comu­ne accor­do, con­si­de­ran­do le capa­ci­tà, l’inclinazione natu­ra­le e le aspi­ra­zio­ni del mino­re (art. 337-ter c.c.).

Que­sto, però, non signi­fi­ca che ogni spe­sa per un’attività extra­sco­la­sti­ca richie­da neces­sa­ria­men­te un accor­do pre­ven­ti­vo for­ma­le. Occor­re distin­gue­re tra atti­vi­tà e spe­se che rien­tra­no nel nor­ma­le per­cor­so di cre­sci­ta del figlio e scel­te nuo­ve, par­ti­co­lar­men­te costo­se o impe­gna­ti­ve.

Attività già praticate e nuove iscrizioni

Se il figlio pra­ti­ca da tem­po uno sport o fre­quen­ta sta­bil­men­te un cor­so, la pro­se­cu­zio­ne dell’attività può rien­tra­re tra le spe­se pre­ve­di­bi­li e ricor­ren­ti, soprat­tut­to quan­do è com­pa­ti­bi­le con il teno­re di vita del­la fami­glia e con le risor­se eco­no­mi­che dei geni­to­ri. In que­sti casi, il man­ca­to accor­do pre­ven­ti­vo non esclu­de auto­ma­ti­ca­men­te il dirit­to al rim­bor­so del­la quo­ta a cari­co dell’altro geni­to­re.

Diver­so è il caso dell’avvio di una nuo­va atti­vi­tà, di una scel­ta par­ti­co­lar­men­te one­ro­sa o di un impe­gno che inci­da in modo signi­fi­ca­ti­vo sui tem­pi di per­ma­nen­za del figlio pres­so l’altro geni­to­re. In que­ste situa­zio­ni è oppor­tu­no — e può esse­re neces­sa­rio, anche in base al prov­ve­di­men­to giu­di­zia­le o agli accor­di sot­to­scrit­ti — infor­ma­re pre­ven­ti­va­men­te l’altro geni­to­re e cer­ca­re una deci­sio­ne con­di­vi­sa.

Non esi­ste, quin­di, una rego­la auto­ma­ti­ca secon­do cui lo sport già pra­ti­ca­to sareb­be sem­pre una spe­sa ordi­na­ria e una nuo­va atti­vi­tà sareb­be sem­pre irri­pe­ti­bi­le sen­za con­sen­so. La qua­li­fi­ca­zio­ne dipen­de dal­le cir­co­stan­ze con­cre­te e dal con­te­nu­to del prov­ve­di­men­to che disci­pli­na il man­te­ni­men­to e le spe­se straor­di­na­rie.

Il principio affermato dalla Cassazione

La Cor­te di Cas­sa­zio­ne ha chia­ri­to che il geni­to­re col­lo­ca­ta­rio non deve neces­sa­ria­men­te con­cor­da­re in anti­ci­po ogni spe­sa desti­na­ta ai figli quan­do si trat­ta di esbor­si sostan­zial­men­te cer­ti nel loro ripe­ter­si e col­le­ga­ti al nor­ma­le regi­me di vita del­la pro­le. Il pre­ven­ti­vo accor­do assu­me inve­ce mag­gio­re rilie­vo per le spe­se rile­van­ti, impre­ve­di­bi­li o non ordi­na­rie.

La man­can­za di un accor­do pre­ven­ti­vo, comun­que, non com­por­ta auto­ma­ti­ca­men­te la per­di­ta del dirit­to al rim­bor­so. Il giu­di­ce deve veri­fi­ca­re se la spe­sa rispon­de all’interesse del mino­re, se è pro­por­zio­na­ta alle con­di­zio­ni eco­no­mi­che dei geni­to­ri e se è coe­ren­te con il teno­re di vita fami­lia­re. Lo ha riba­di­to la Cas­sa­zio­ne anche con rife­ri­men­to alle atti­vi­tà spor­ti­ve ed extra­sco­la­sti­che.

La Cor­te ha inol­tre pre­ci­sa­to che il sem­pli­ce rilie­vo secon­do cui l’orario dell’attività potreb­be inter­fe­ri­re con il dirit­to di visi­ta dell’altro geni­to­re non è suf­fi­cien­te, da solo, a esclu­de­re la rile­van­za del­la spe­sa: occor­re valu­ta­re con­cre­ta­men­te l’interesse del figlio e l’organizzazione dei tem­pi di per­ma­nen­za pres­so cia­scun geni­to­re.

Anche la giu­ri­spru­den­za più recen­te ha con­fer­ma­to che il man­ca­to inter­pel­lo può ave­re con­se­guen­ze nei rap­por­ti tra i geni­to­ri, ma non ren­de auto­ma­ti­ca­men­te irri­pe­ti­bi­le una spe­sa uti­le, docu­men­ta­ta e pro­por­zio­na­ta

Come comportarsi in pratica

Per ridur­re il rischio di con­te­sta­zio­ni è con­si­glia­bi­le:

  • infor­ma­re pre­ven­ti­va­men­te l’altro geni­to­re, pre­fe­ri­bil­men­te con una comu­ni­ca­zio­ne trac­cia­bi­le, indi­can­do il tipo di atti­vi­tà, la dura­ta, gli ora­ri e il costo;
  • chie­de­re una rispo­sta moti­va­ta, soprat­tut­to quan­do si trat­ta di una nuo­va iscri­zio­ne o di una spe­sa signi­fi­ca­ti­va;
  • con­ser­va­re rice­vu­te, fat­tu­re e comu­ni­ca­zio­ni, così da poter dimo­stra­re l’effettivo esbor­so e la sua rife­ri­bi­li­tà al figlio;
  • veri­fi­ca­re il con­te­nu­to del prov­ve­di­men­to giu­di­zia­le o dell’accordo di sepa­ra­zio­ne, che può pre­ve­de­re rego­le spe­ci­fi­che sul­le spe­se straor­di­na­rie e sul­la neces­si­tà di una pre­via con­cer­ta­zio­ne;
  • valu­ta­re la com­pa­ti­bi­li­tà dell’attività con i tem­pi di fre­quen­ta­zio­ne dell’altro geni­to­re, evi­tan­do che lo sport diven­ti uno stru­men­to per com­pri­me­re il rap­por­to del figlio con uno dei geni­to­ri.

Il silen­zio dell’altro geni­to­re non equi­va­le auto­ma­ti­ca­men­te a con­sen­so. Può tut­ta­via esse­re valu­ta­to dal giu­di­ce insie­me alla docu­men­ta­zio­ne dispo­ni­bi­le e alle ragio­ni con­cre­te del­la scel­ta. Allo stes­so modo, un dis­sen­so gene­ri­co non basta neces­sa­ria­men­te a esclu­de­re il rim­bor­so: ciò che con­ta è veri­fi­ca­re se la spe­sa sia real­men­te uti­le al mino­re, soste­ni­bi­le e coe­ren­te con il suo per­cor­so di cre­sci­ta.

In caso di con­tra­sto per­si­sten­te, la que­stio­ne può esse­re sot­to­po­sta al giu­di­ce com­pe­ten­te per l’attuazione dei prov­ve­di­men­ti sull’affidamento e per la solu­zio­ne del­le con­tro­ver­sie sull’esercizio del­la respon­sa­bi­li­tà geni­to­ria­le, secon­do la disci­pli­na dell’art. 473-bis.38 c.p.c. (art. 473-bis.38 c.p.c.).

Tute­la­re il dirit­to allo sport e alle atti­vi­tà for­ma­ti­ve signi­fi­ca tute­la­re il benes­se­re del figlio, sen­za però dimen­ti­ca­re che le deci­sio­ni devo­no esse­re assun­te con leal­tà, tra­spa­ren­za e atten­zio­ne ai dirit­ti di entram­bi i geni­to­ri. Quan­do il disac­cor­do non può esse­re risol­to, è oppor­tu­no esa­mi­na­re il caso con­cre­to alla luce del prov­ve­di­men­to di sepa­ra­zio­ne, del­le esi­gen­ze del mino­re e del­la docu­men­ta­zio­ne del­le spe­se.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

Via Ambra, 4

81038 Tren­to­la Ducen­ta (Caser­ta)

 3298732313      0810103718      0810107165  

 avv.francescofrezza@gmail.com      avv.francescofrezza@pec.it  

  www.studiofrezza.it

Torna in alto