La fine di un matrimonio è un momento delicato. Quando, però, la separazione si trasforma in una guerra aperta, i primi a risentirne possono essere i figli.
In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, è utile richiamare l’attenzione su una domanda importante: come tutelare il benessere psicologico dei minori durante una separazione conflittuale?
La risposta non riguarda soltanto il giudice o gli avvocati. Dipende, prima di tutto, dal comportamento quotidiano dei genitori, chiamati a non confondere la fine del rapporto di coppia con la fine delle proprie responsabilità genitoriali.
Il diritto dei figli a mantenere il rapporto con entrambi i genitori
L’art. 337-ter del codice civile stabilisce che il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore e a ricevere da entrambi cura, educazione, istruzione e assistenza morale. Il giudice deve adottare i provvedimenti relativi ai figli avendo come riferimento esclusivo il loro interesse morale e materiale.
L’affidamento condiviso rappresenta il modello ordinario, ma non significa necessariamente una divisione matematica dei tempi o una presenza identica presso ciascun genitore. La bigenitorialità richiede soprattutto che entrambi partecipino in modo effettivo e responsabile alla vita dei figli, nel rispetto delle loro esigenze concrete.
La sola conflittualità, inoltre, non comporta automaticamente l’affidamento esclusivo. Diventa rilevante quando assume forme così intense da compromettere l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei minori. In questi casi il giudice può adottare provvedimenti diversi, anche limitando l’esercizio della responsabilità genitoriale, sempre con decisione motivata e nell’interesse dei figli, come prevede l’art. 337-quater c.c. art. 337-ter c.c. art. 337-quater c.c.
Come può manifestarsi il disagio
Ogni bambino reagisce in modo diverso. In una situazione di forte tensione possono comparire, ad esempio, disturbi del sonno, irritabilità, regressioni comportamentali, difficoltà scolastiche, ansia o isolamento.
Questi segnali non devono essere interpretati automaticamente come prova di una responsabilità dell’uno o dell’altro genitore. Richiedono ascolto, attenzione e, quando opportuno, il supporto di professionisti qualificati.
Anche nei procedimenti giudiziari il punto centrale non è applicare etichette, ma accertare i comportamenti concreti e il loro eventuale pregiudizio per il minore. La Cassazione ha chiarito che il giudice deve verificare, con i normali strumenti di prova, eventuali condotte di ostacolo ai rapporti con l’altro genitore, senza fondare la decisione sulla sola diagnosi o sul richiamo astratto alla cosiddetta “alienazione parentale”.
Il giudice può disporre accertamenti, acquisire informazioni dai servizi competenti e avvalersi, quando necessario, di una consulenza tecnica. Anche questi strumenti devono essere utilizzati con cautela, evitando di esporre il minore a interrogatori ripetuti o a un coinvolgimento eccessivo nel conflitto familiare.
Tre regole per proteggere i figli
1. Non trasformare i figli in messaggeri o alleati
Le comunicazioni tra adulti devono rimanere tra adulti. I figli non devono essere costretti a riferire messaggi, prendere posizione, nascondere informazioni o scegliere tra mamma e papà. Parlare male dell’altro genitore davanti a loro può aumentare il senso di colpa e di insicurezza.
2. Preservare, per quanto possibile, la continuità della loro vita.
Scuola, amicizie, sport, rapporti con i nonni e abitudini quotidiane rappresentano punti di riferimento importanti. La separazione richiede inevitabilmente cambiamenti, ma una routine prevedibile può aiutare i figli ad affrontarli con maggiore serenità.
3. Cercare soluzioni condivise, quando esistono condizioni concrete per farlo.
Mediazione familiare, coordinazione genitoriale e negoziazione assistita possono favorire accordi più adatti alle esigenze della famiglia e ridurre il ricorso al conflitto giudiziario. La negoziazione assistita, in particolare, consente ai genitori di raggiungere un accordo sulla separazione e sulle condizioni riguardanti i figli, che deve essere sottoposto ai controlli previsti dalla legge quando sono presenti figli minori. art. 6 d.l. n. 132/2014
Naturalmente, quando vi sono violenza, abusi, gravi condotte pregiudizievoli o un rischio concreto per il minore, la priorità non è raggiungere un accordo a ogni costo, ma assicurare protezione e tutela attraverso gli strumenti più adeguati.
Mettere davvero i figli al centro
Proteggere la salute psicologica dei figli durante una separazione significa riconoscere che il conflitto degli adulti non può diventare il loro conflitto. Significa lasciarli liberi di voler bene a entrambi i genitori, senza pressioni e senza richieste di fedeltà.
La legge offre strumenti per regolare l’affidamento e organizzare la vita familiare dopo la separazione. La serenità dei figli, però, dipende anche dal modo in cui i genitori scelgono di utilizzare quegli strumenti.
Se state affrontando una separazione conflittuale e desiderate tutelare al meglio i vostri figli, lo Studio Legale Frezza è a disposizione per valutare la situazione concreta e individuare il percorso più adatto alla tutela dei minori.
Avv. Francesco Frezza
Via Ambra, 4
81038 Trentola Ducenta (Caserta)
3298732313 0810103718 0810107165
avv.francescofrezza@gmail.com avv.francescofrezza@pec.it


