SETTEMBRE: PERCHÉ DOPO LE VACANZE ESTIVE AUMENTANO LE RICHIESTE DI SEPARAZIONE?

Affrontare la fine di un matrimonio non è solo una questione di carte e aule di tribunale; è prima di tutto un percorso emotivo delicato, soprattutto quando sono coinvolti i figli minori

Set­tem­bre por­ta con sé il pro­fu­mo dei nuo­vi ini­zi: il rien­tro al lavo­ro, la ria­per­tu­ra del­le scuo­le e la ripre­sa del­la rou­ti­ne quo­ti­dia­na. Per alcu­ne cop­pie, tut­ta­via, il ritor­no dal­le vacan­ze coin­ci­de con un momen­to di cri­si e con la deci­sio­ne di chie­de­re infor­ma­zio­ni sul­la sepa­ra­zio­ne.

È cor­ret­to par­la­re di un vero e pro­prio “pic­co” ogni anno? In assen­za di dati sta­ti­sti­ci uffi­cia­li uni­vo­ci e aggior­na­ti, è pre­fe­ri­bi­le esse­re pru­den­ti. È però com­pren­si­bi­le che, dopo un perio­do di con­vi­ven­za più inten­so, alcu­ne dif­fi­col­tà diven­ti­no più evi­den­ti.

Le vacanze come lente d’ingrandimento

Duran­te l’anno, il lavo­ro, gli impe­gni e la gestio­ne dei figli pos­so­no lascia­re poco spa­zio alla vita di cop­pia. In vacan­za, inve­ce, aumen­ta­no il tem­po tra­scor­so insie­me e la neces­si­tà di con­di­vi­de­re deci­sio­ni, spa­zi e respon­sa­bi­li­tà.

Le ferie non sono neces­sa­ria­men­te la cau­sa del­la cri­si. Più spes­so pos­so­no far emer­ge­re pro­ble­mi già pre­sen­ti: incom­pren­sio­ni, risen­ti­men­ti, dif­fi­col­tà nel­la comu­ni­ca­zio­ne o una distan­za affet­ti­va che la rou­ti­ne quo­ti­dia­na riu­sci­va sol­tan­to a nascon­de­re.

Per que­sto, il rien­tro può diven­ta­re il momen­to in cui una per­so­na deci­de di affron­ta­re con­cre­ta­men­te una situa­zio­ne che si tra­sci­na­va da tem­po. Non sem­pre si trat­ta di una scel­ta impul­si­va; ma, pro­prio per­ché la sepa­ra­zio­ne inci­de sul­la vita per­so­na­le, fami­lia­re ed eco­no­mi­ca, è impor­tan­te valu­tar­la con cal­ma e con un ade­gua­to sup­por­to pro­fes­sio­na­le.

Quali sono le strade previste dalla legge?

L’art. 150 del codi­ce civi­le pre­ve­de che la sepa­ra­zio­ne pos­sa esse­re giu­di­zia­le o con­sen­sua­le. La sepa­ra­zio­ne giu­di­zia­le può esse­re chie­sta anche da uno solo dei coniu­gi quan­do la pro­se­cu­zio­ne del­la con­vi­ven­za è diven­ta­ta intol­le­ra­bi­le o reca un gra­ve pre­giu­di­zio all’educazione dei figli, come sta­bi­li­sce l’art. 151 c.c. In que­sto caso, se man­ca un accor­do, sarà il giu­di­ce a deci­de­re le con­di­zio­ni del­la sepa­ra­zio­ne e gli even­tua­li ulte­rio­ri prov­ve­di­men­ti richie­sti dal­le par­ti.

La sepa­ra­zio­ne con­sen­sua­le pre­sup­po­ne inve­ce un’intesa sul­le que­stio­ni prin­ci­pa­li: la casa fami­lia­re, i rap­por­ti eco­no­mi­ci, l’eventuale asse­gno tra coniu­gi e, soprat­tut­to, l’affidamento e il man­te­ni­men­to dei figli. Non si trat­ta sol­tan­to di “divi­de­re i beni”: ogni accor­do deve esse­re valu­ta­to nel suo com­ples­so e, quan­do sono coin­vol­ti figli mino­ri, deve rispet­ta­re il loro inte­res­se.

Oggi l’accordo può esse­re rag­giun­to anche attra­ver­so la nego­zia­zio­ne assi­sti­ta dagli avvo­ca­ti, disci­pli­na­ta dall’art. 6 del decre­to-leg­ge n. 132/​2014, oppu­re, nei casi pre­vi­sti dal­la leg­ge, davan­ti all’ufficiale del­lo sta­to civi­le ai sen­si dell’art. 12 del­lo stes­so decre­to. La scel­ta del­lo stru­men­to dipen­de dal­la situa­zio­ne con­cre­ta, dal­la pre­sen­za di figli e dal con­te­nu­to degli accor­di.

Prima di tutto, la tutela dei figli

La sepa­ra­zio­ne non pone fine alla respon­sa­bi­li­tà geni­to­ria­le. L’art. 337-ter c.c. rico­no­sce al figlio il dirit­to di man­te­ne­re un rap­por­to equi­li­bra­to e con­ti­nua­ti­vo con entram­bi i geni­to­ri e sta­bi­li­sce che le deci­sio­ni sull’affidamento, sui tem­pi di per­ma­nen­za e sul man­te­ni­men­to sia­no adot­ta­te con­si­de­ran­do il suo inte­res­se mora­le e mate­ria­le.

L’affidamento con­di­vi­so è la solu­zio­ne da valu­ta­re prio­ri­ta­ria­men­te, ma non signi­fi­ca neces­sa­ria­men­te una divi­sio­ne mate­ma­ti­ca dei tem­pi. Occor­re orga­niz­za­re con­cre­ta­men­te la vita dei figli, tenen­do con­to del­le loro esi­gen­ze, dell’età, del­la scuo­la, del­le atti­vi­tà e del­le con­di­zio­ni per­so­na­li ed eco­no­mi­che di entram­bi i geni­to­ri.

Una scelta da affrontare con lucidità

Affron­ta­re la fine di un matri­mo­nio non è solo una que­stio­ne di car­te e aule di tri­bu­na­le; è pri­ma di tut­to un per­cor­so emo­ti­vo deli­ca­to, soprat­tut­to quan­do sono coin­vol­ti i figli mino­ri. Il ruo­lo del­l’av­vo­ca­to in que­sta fase non deve esse­re quel­lo di ali­men­ta­re il con­flit­to, ma di gui­da­re la per­so­na ver­so la solu­zio­ne più equi­li­bra­ta e pro­tet­ti­va, con ascol­to atti­vo ed empa­tia.

Se sen­ti che la tua situa­zio­ne fami­lia­re richie­de un pun­to di svol­ta, il pri­mo pas­so fon­da­men­ta­le è infor­mar­si e com­pren­de­re i pro­pri dirit­ti per tute­la­re al meglio te stes­so e i tuoi cari.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

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