TRE COSE DA DECIDERE PRIMA DEL “SÌ” PER COSTRUIRE LA SERENITÀ DI DOMANI

Una consulenza preventiva non pianifica la fine, ma fortifica l'inizio.

Il matri­mo­nio è un pas­so impor­tan­te che uni­sce due per­so­ne non solo dal pun­to di vista affet­ti­vo, ma anche sot­to il pro­fi­lo patri­mo­nia­le e giu­ri­di­co. Spes­so, però, ci si con­cen­tra sul­l’or­ga­niz­za­zio­ne del­la ceri­mo­nia e si tra­scu­ra­no aspet­ti fon­da­men­ta­li che pos­so­no fare la dif­fe­ren­za nel­la vita quo­ti­dia­na del­la cop­pia e, soprat­tut­to, in caso di cri­si del rap­por­to.

Una con­su­len­za pre­ven­ti­va non pia­ni­fi­ca la fine, ma for­ti­fi­ca l’i­ni­zio: par­la­re con chia­rez­za di que­sti temi signi­fi­ca costrui­re basi soli­de per il futu­ro, evi­tan­do incom­pren­sio­ni e con­ten­zio­si che potreb­be­ro rive­lar­si dolo­ro­si e costo­si.

Vedia­mo insie­me le tre scel­te fon­da­men­ta­li da affron­ta­re pri­ma di pro­nun­cia­re il fati­di­co “sì”.

1. Comunione o separazione dei beni?

La pri­ma deci­sio­ne riguar­da il regi­me patri­mo­nia­le del matri­mo­nio. In Ita­lia, se non si sce­glie diver­sa­men­te, si appli­ca auto­ma­ti­ca­men­te la comu­nio­ne lega­le dei beni, disci­pli­na­ta dal­l’art. 159 c.c. e seguen­ti.

Cosa signi­fi­ca comu­nio­ne dei beni?

In regi­me di comu­nio­ne lega­le, come pre­vi­sto dal­l’art. 177 c.c., diven­ta­no comu­ni:

  • gli acqui­sti com­piu­ti dai due coniu­gi insie­me o sepa­ra­ta­men­te duran­te il matri­mo­nio (ad esem­pio, una casa, un’au­to, inve­sti­men­ti);
  • i frut­ti dei beni pro­pri di cia­scun coniu­ge non con­su­ma­ti al momen­to del­lo scio­gli­men­to del­la comu­nio­ne;
  • i pro­ven­ti del­l’at­ti­vi­tà sepa­ra­ta di cia­scu­no dei coniu­gi, se non con­su­ma­ti;
  • le azien­de gesti­te da entram­bi i coniu­gi e costi­tui­te dopo il matri­mo­nio.

In pra­ti­ca, tut­to ciò che si acqui­sta dopo il matri­mo­nio vie­ne con­di­vi­so al 50%, indi­pen­den­te­men­te da chi abbia mate­rial­men­te paga­to.

Cosa resta per­so­na­le?

Atten­zio­ne però: come sta­bi­li­to dal­l’art. 179 c.c., non entra­no in comu­nio­ne:

  • i beni pos­se­du­ti pri­ma del matri­mo­nio;
  • i beni rice­vu­ti per dona­zio­ne o suc­ces­sio­ne (a meno che nel­l’at­to non sia spe­ci­fi­ca­to che sono attri­bui­ti alla comu­nio­ne);
  • i beni di uso stret­ta­men­te per­so­na­le (vesti­ti, gio­iel­li, stru­men­ti di lavo­ro);
  • i beni otte­nu­ti a tito­lo di risar­ci­men­to del dan­no o la pen­sio­ne per per­di­ta di capa­ci­tà lavo­ra­ti­va.

E la sepa­ra­zio­ne dei beni?

Chi pre­fe­ri­sce man­te­ne­re l’in­di­pen­den­za patri­mo­nia­le può opta­re per la sepa­ra­zio­ne dei beni. In que­sto regi­me, cia­scun coniu­ge resta pro­prie­ta­rio esclu­si­vo di quan­to acqui­sta, anche duran­te il matri­mo­nio. Ogni bene è inte­sta­to a chi lo ha com­pra­to e non si crea alcu­na comu­nio­ne auto­ma­ti­ca.

Si può cam­bia­re idea?

Sì! La scel­ta del regi­me patri­mo­nia­le può esse­re modi­fi­ca­ta in qual­sia­si momen­to davan­ti a un nota­io, median­te una con­ven­zio­ne matri­mo­nia­le che deve esse­re tra­scrit­ta nei regi­stri immo­bi­lia­ri per esse­re oppo­ni­bi­le ai ter­zi.

2. Cosa succede agli immobili? Attenzione alle ristrutturazioni!

Un pun­to spes­so sot­to­va­lu­ta­to riguar­da gli immo­bi­li di pro­prie­tà di uno solo dei coniu­gi, maga­ri acqui­sta­ti pri­ma del matri­mo­nio o rice­vu­ti in dona­zio­ne.

La rego­la gene­ra­le

Come abbia­mo visto, i beni acqui­sta­ti pri­ma del matri­mo­nio resta­no per­so­na­li, anche in regi­me di comu­nio­ne. Se uno dei due coniu­gi pos­sie­de già una casa, que­sta non diven­ta auto­ma­ti­ca­men­te comu­ne con le noz­ze.

Il pro­ble­ma del­le ristrut­tu­ra­zio­ni

La que­stio­ne si com­pli­ca quan­do si deci­de di ristrut­tu­ra­re la casa di pro­prie­tà di uno solo dei coniu­gi uti­liz­zan­do i rispar­mi di entram­bi o il red­di­to del­l’al­tro coniu­ge.

Cosa suc­ce­de in caso di sepa­ra­zio­ne?

La giu­ri­spru­den­za ha chia­ri­to che, in linea di prin­ci­pio, le spe­se soste­nu­te per la ristrut­tu­ra­zio­ne del­la casa fami­lia­re rien­tra­no nel­l’ob­bli­go di con­tri­bu­zio­ne ai biso­gni del­la fami­glia pre­vi­sto dal­l’art. 143 c.c. e, come tali, non sono ripe­ti­bi­li.

Tut­ta­via, la situa­zio­ne può esse­re diver­sa quan­do:

  • la con­tri­bu­zio­ne è spro­por­zio­na­ta rispet­to alle capa­ci­tà eco­no­mi­che del coniu­ge che ha ver­sa­to le som­me;
  • il matri­mo­nio si con­clu­de a bre­ve distan­za dal com­ple­ta­men­to dei lavo­ri;
  • le som­me inve­sti­te sono ecce­den­ti rispet­to all’or­di­na­ria con­tri­bu­zio­ne fami­lia­re.

In que­sti casi, può esse­re rico­no­sciu­to il dirit­to alla resti­tu­zio­ne del­le som­me a tito­lo di arric­chi­men­to sen­za cau­sa, soprat­tut­to quan­do “il pro­get­to comu­ne di desti­na­re la casa ad abi­ta­zio­ne coniu­ga­le” è nau­fra­ga­to a bre­vis­si­ma distan­za dal­l’in­ve­sti­men­to.

Il consiglio pratico

Per evi­ta­re futu­ri con­ten­zio­si, è fon­da­men­ta­le met­te­re per iscrit­to gli accor­di quan­do si inve­ste dena­ro nel­la ristrut­tu­ra­zio­ne di un immo­bi­le inte­sta­to a uno solo dei coniu­gi. Una scrit­tu­ra pri­va­ta che docu­men­ti:

  • l’am­mon­ta­re del­le som­me ver­sa­te;
  • la pro­ve­nien­za del dena­ro;
  • l’e­ven­tua­le accor­do sul­la resti­tu­zio­ne in caso di sepa­ra­zio­ne;

può fare la dif­fe­ren­za in caso di cri­si del rap­por­to.

3. Contribuzione e tenore di vita: chi paga cosa?

Indi­pen­den­te­men­te dal regi­me patri­mo­nia­le scel­to (comu­nio­ne o sepa­ra­zio­ne), l’art. 143 c.c. sta­bi­li­sce un prin­ci­pio fon­da­men­ta­le: entram­bi i coniu­gi sono tenu­ti a con­tri­bui­re ai biso­gni del­la fami­glia.

Non si paga “metà per uno”

Il cri­te­rio non è quel­lo del­la divi­sio­ne al 50%, ma del­la pro­por­zio­na­li­tà: cia­scun coniu­ge deve con­tri­bui­re “in rela­zio­ne alle pro­prie sostan­ze e alla pro­pria capa­ci­tà di lavo­ro pro­fes­sio­na­le o casa­lin­go”.

Que­sto signi­fi­ca che:

  • chi gua­da­gna di più con­tri­bui­sce in misu­ra mag­gio­re;
  • chi ha un patri­mo­nio per­so­na­le più con­si­sten­te è tenu­to a met­ter­lo a dispo­si­zio­ne del­la fami­glia in misu­ra pro­por­zio­na­le;
  • il lavo­ro casa­lin­go ha lo stes­so valo­re del lavo­ro pro­fes­sio­na­le: chi si occu­pa del­la casa e dei figli sta adem­pien­do pie­na­men­te al dove­re di con­tri­bu­zio­ne.

Cosa sono i “biso­gni del­la fami­glia”?

La nozio­ne di “biso­gni del­la fami­glia” va inte­sa in sen­so ampio e soli­da­ri­sti­co, come chia­ri­to dal­la Cas­sa­zio­ne. Costi­tui­sce adem­pi­men­to del dove­re di con­tri­bu­zio­ne:

  • met­te­re a dispo­si­zio­ne del­la fami­glia una casa di cui si era già pro­prie­ta­ri pri­ma del­le noz­ze;
  • effet­tua­re le spe­se di ristrut­tu­ra­zio­ne sul­la casa di pro­prie­tà del­l’al­tro coniu­ge per poter­la abi­ta­re con­giun­ta­men­te;
  • par­te­ci­pa­re alle spe­se per l’ac­qui­sto del­l’a­bi­ta­zio­ne fami­lia­re;
  • occu­par­si del­la gestio­ne dome­sti­ca e del­la cura dei figli;
  • con­tri­bui­re alle spe­se quo­ti­dia­ne (spe­sa, bol­let­te, scuo­la, tem­po libe­ro).

Con­clu­sio­ne: pre­ve­ni­re è meglio che cura­re

Par­la­re di sol­di, patri­mo­ni e con­tri­bu­zio­ni pri­ma del matri­mo­nio può sem­bra­re poco roman­ti­co, ma è un atto di respon­sa­bi­li­tà e rispet­to reci­pro­co. Chia­ri­re que­sti aspet­ti signi­fi­ca:

  • evi­ta­re incom­pren­sio­ni duran­te la vita matri­mo­nia­le;
  • pre­ve­ni­re con­ten­zio­si costo­si e dolo­ro­si in caso di sepa­ra­zio­ne;
  • costrui­re un pro­get­to di vita comu­ne su basi soli­de e tra­spa­ren­ti.

Una con­su­len­za lega­le pre­ven­ti­va non è un segno di sfi­du­cia, ma un inve­sti­men­to sul­la sere­ni­tà futu­ra del­la cop­pia. Per­ché la sere­ni­tà di doma­ni si costrui­sce con le scel­te con­sa­pe­vo­li di oggi.

Hai dub­bi sul regi­me patri­mo­nia­le più adat­to alla tua situa­zio­ne? Vuoi tute­la­re i tuoi inve­sti­men­ti o chia­ri­re gli aspet­ti eco­no­mi­ci del matri­mo­nio?

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