SEPARAZIONE CONSENSUALE VELOCE: ANCHE SENZA TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO ESTERO

Recentemente abbiamo gestito il caso di due coniugi stranieri residenti in Italia che hanno deciso di separarsi consensualmente

Quan­do si par­la di sepa­ra­zio­ne, mol­ti pen­sa­no subi­to a lun­ghe bat­ta­glie lega­li, costi ele­va­ti e stress emo­ti­vo. Ma non sem­pre è così.

Quan­do c’è la volon­tà di tro­va­re un accor­do civi­le, la pro­ce­du­ra può esse­re rapi­da ed effi­cien­te, anche in situa­zio­ni che sem­bra­no com­pli­ca­te sul­la car­ta.

Recen­te­men­te abbia­mo gesti­to il caso di due coniu­gi stra­nie­ri resi­den­ti in Ita­lia che han­no deci­so di sepa­rar­si con­sen­sual­men­te.

La par­ti­co­la­ri­tà? Il loro matri­mo­nio era sta­to cele­bra­to all’e­ste­ro, in Roma­nia, diver­si anni fa, e non risul­ta­va tra­scrit­to nei regi­stri del­lo Sta­to Civi­le ita­lia­no.

Il dubbio iniziale: la mancata trascrizione è un ostacolo?

I coniu­gi teme­va­no che la man­ca­ta tra­scri­zio­ne del matri­mo­nio in Ita­lia potes­se rap­pre­sen­ta­re un osta­co­lo buro­cra­ti­co insor­mon­ta­bi­le. In real­tà, si trat­ta di un timo­re comu­ne ma infon­da­to.

Il prin­ci­pio è chia­ro: l’ar­ti­co­lo 32 del­la leg­ge n. 218 del 1995 sta­bi­li­sce che in mate­ria di sepa­ra­zio­ne per­so­na­le la giu­ri­sdi­zio­ne ita­lia­na sus­si­ste quan­do uno dei coniu­gi è cit­ta­di­no ita­lia­no o il matri­mo­nio è sta­to cele­bra­to in Ita­lia, ma anche nei casi pre­vi­sti dal­l’ar­ti­co­lo 3 del­la stes­sa leg­ge, che inclu­de la resi­den­za o il domi­ci­lio in Ita­lia.

La giu­ri­spru­den­za ha con­fer­ma­to più vol­te que­sto orien­ta­men­to: il matri­mo­nio cele­bra­to all’e­ste­ro tra cit­ta­di­ni stra­nie­ri, anche se non tra­scrit­to nei regi­stri del­lo sta­to civi­le ita­lia­no, ha pie­na rile­van­za nel­l’or­di­na­men­to ita­lia­no ai sen­si del­l’art. 28 del­la L. n. 218 del 1995. La tra­scri­zio­ne, infat­ti, non ha natu­ra costi­tu­ti­va del vin­co­lo matri­mo­nia­le, ma solo fun­zio­ne cer­ti­fi­ca­ti­va e di pub­bli­ci­tà.

La soluzione: ricorso congiunto e rinuncia all’udienza

Nel nostro caso, abbia­mo pre­sen­ta­to un ricor­so con­giun­to al Tri­bu­na­le di Napo­li Nord, con­fer­man­do le con­di­zio­ni con­cor­da­te tra i coniu­gi. Entram­bi era­no eco­no­mi­ca­men­te auto­suf­fi­cien­ti e ave­va­no già defi­ni­to auto­no­ma­men­te i rap­por­ti patri­mo­nia­li, sen­za neces­si­tà di asse­gni di man­te­ni­men­to.

Un ele­men­to che ha acce­le­ra­to ulte­rior­men­te i tem­pi è sta­ta la rinun­cia all’u­dien­za di com­pa­ri­zio­ne. Quan­do le par­ti sono d’ac­cor­do su tut­to e non ci sono figli mino­ri o eco­no­mi­ca­men­te non auto­suf­fi­cien­ti, è pos­si­bi­le chie­de­re al giu­di­ce di pro­ce­de­re diret­ta­men­te alla deci­sio­ne, evi­tan­do pas­sag­gi for­ma­li non neces­sa­ri.

La decisione del Tribunale: competenza affermata e separazione pronunciata

Il Tri­bu­na­le di Napo­li Nord, con sen­ten­za ha con­fer­ma­to un prin­ci­pio fon­da­men­ta­le: anche se il matri­mo­nio è sta­to cele­bra­to all’e­ste­ro e non tra­scrit­to in Ita­lia, il giu­di­ce ita­lia­no è com­pe­ten­te a pro­nun­ciar­si sul­la sepa­ra­zio­ne dei coniu­gi se que­sti risie­do­no nel nostro Pae­se.

La doman­da è sta­ta accol­ta e la sepa­ra­zio­ne pro­nun­cia­ta in tem­pi record, rece­pen­do tut­ti gli accor­di pre­si dal­le par­ti:

  • i coniu­gi vivran­no sepa­ra­ti nel reci­pro­co rispet­to;
  • cia­scu­no prov­ve­de­rà al pro­prio man­te­ni­men­to;
  • reci­pro­co con­sen­so al rila­scio di docu­men­ti che richie­da­no l’au­to­riz­za­zio­ne del coniu­ge;
  • defi­ni­zio­ne com­ple­ta dei rap­por­ti patri­mo­nia­li.

Quando la separazione consensuale è possibile

La sepa­ra­zio­ne con­sen­sua­le rap­pre­sen­ta la solu­zio­ne idea­le quan­do:

  • entram­bi i coniu­gi sono d’ac­cor­do nel voler por­re fine alla con­vi­ven­za;
  • non ci sono figli mino­ri, oppu­re i figli sono mag­gio­ren­ni ed eco­no­mi­ca­men­te indi­pen­den­ti;
  • le par­ti han­no tro­va­to un accor­do sui rap­por­ti patri­mo­nia­li e sul man­te­ni­men­to;
  • c’è la volon­tà di chiu­de­re que­sta fase del­la vita in modo civi­le e costrut­ti­vo.

In que­sti casi, la pro­ce­du­ra può esse­re mol­to più rapi­da rispet­to a una sepa­ra­zio­ne giu­di­zia­le con­ten­zio­sa. E, come dimo­stra il nostro caso, anche situa­zio­ni appa­ren­te­men­te com­ples­se – come un matri­mo­nio este­ro non tra­scrit­to – non rap­pre­sen­ta­no un osta­co­lo.

La morale della storia

La buro­cra­zia non deve spa­ven­ta­re. Con il giu­sto sup­por­to lega­le e la volon­tà di col­la­bo­ra­re, anche le situa­zio­ni che sem­bra­no intri­ca­te pos­so­no esse­re risol­te in modo effi­cien­te e con­sen­sua­le, per­met­ten­do a entram­be le par­ti di vol­ta­re pagi­na con sere­ni­tà.

Se vi tro­va­te in una situa­zio­ne simi­le o ave­te dub­bi su come gesti­re una sepa­ra­zio­ne in modo paci­fi­co, non esi­ta­te a con­tat­tar­ci per una con­su­len­za per­so­na­liz­za­ta.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

Via Ambra, 4

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