Ci sono storie che meritano di essere raccontate, non solo per il loro valore umano, ma perché rappresentano piccole vittorie che possono illuminare il cammino di chi si trova ad affrontare situazioni simili. La storia della nostra Assistita è una di queste: una donna che, dopo anni di sacrifici per la famiglia, è riuscita a ottenere giustizia attraverso un percorso legale che le ha garantito non solo il divorzio, ma anche un assegno divorzile superiore a quello che percepiva durante la separazione.
Una Vita Dedicata alla Famiglia
Quando l’Assistita si è presentata nel nostro studio legale, la sua storia era quella di tante donne della sua generazione. Sposata nei primi anni del 1980, aveva dedicato la sua vita alla famiglia, rinunciando a opportunità professionali per prendersi cura dei due figli, oggi entrambi maggiorenni. Come spesso accade in questi casi, i sacrifici personali e professionali compiuti durante il matrimonio non sempre trovano il giusto riconoscimento al momento della crisi coniugale.
La separazione era già avvenuta da tempo — precisamente dal luglio 2021 — ma la signora si trovava in una situazione economica precaria, con un assegno di separazione che non rifletteva adeguatamente il contributo che aveva dato alla famiglia e i sacrifici sostenuti nel corso degli anni.
La Strategia Legale: Puntare sull’Assegno Divorzile
Il nostro approccio si è basato su una considerazione fondamentale: l’assegno divorzile ha una natura diversa e spesso più favorevole rispetto a quello di separazione. Come stabilito dalla storica sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 18287/2018, l’assegno divorzile non ha solo funzione assistenziale, ma anche “natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà”.
Questo significa che il tribunale deve valutare non solo le necessità economiche immediate del coniuge più debole, ma anche il contributo che questi ha fornito “nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate”. Nel caso della signora, questo aspetto era centrale: una donna che aveva rinunciato alla propria carriera per dedicarsi completamente alla famiglia meritava un riconoscimento economico adeguato.
Il Procedimento: Dalla Richiesta alla Conciliazione
Il ricorso per divorzio è stato depositato nel dicembre 2024, richiedendo inizialmente un assegno divorzile di 800 euro mensili. La controparte si è opposta fermamente sostenendo che non fosse dovuto alcun assegno divorzile.
La svolta è arrivata durante l’udienza di maggio 2025, quando il giudice delegato ha formulato una proposta conciliativa ex articolo 185-bis del codice di procedura civile. Questo strumento, spesso sottovalutato, si è rivelato decisivo: il giudice ha proposto un assegno divorzile di 650 euro mensili, superiore a quello che la signora percepiva durante la separazione.
Il Risultato: Una Vittoria Significativa
La sentenza ha accolto la proposta conciliativa, riconoscendo alla signora nostra assistita il diritto a percepire 650 euro mensili a titolo di assegno divorzile. Un risultato che rappresenta non solo un miglioramento economico rispetto alla situazione precedente, ma soprattutto il riconoscimento del valore del contributo fornito durante il matrimonio.

Perché l’Assegno Divorzile Può Essere Più Vantaggioso
La differenza tra assegno di separazione e assegno divorzile non è solo terminologica. Come chiarito dalla Cassazione civile con sentenza n. 5075/2017, “la determinazione dell’assegno di divorzio risulta indipendente dalle statuizioni patrimoniali operanti in vigenza di separazione dei coniugi, poiché data la diversità delle discipline sostanziali, della natura, struttura e finalità dei relativi trattamenti”.
Questo significa che il giudice del divorzio può rivalutare completamente la situazione economica delle parti, applicando criteri più favorevoli al coniuge economicamente più debole. Nel caso specifico, la Cassazione civile con ordinanza n. 2605/2024 ha ribadito che la valutazione deve considerare “le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale, il reddito di entrambi, la durata del matrimonio e l’età dell’avente diritto”.
I Criteri di Valutazione dell’Assegno Divorzile
La determinazione dell’assegno divorzile segue criteri specifici stabiliti dall’articolo 5 della legge 898/1970. Il tribunale deve tenere conto di diversi elementi:
Le condizioni economiche dei coniugi: non solo i redditi attuali, ma anche le potenzialità future e le disponibilità patrimoniali. Nel caso in esame, per la nostra Cliente, la sua età e la lunga interruzione dell’attività lavorativa rendevano difficile un reinserimento professionale significativo.
Il contributo alla vita familiare: questo è forse l’aspetto più importante e innovativo della giurisprudenza recente. Come evidenziato dalla Cassazione civile con ordinanza n. 10726/2025, l’assegno deve “compensare il coniuge economicamente più debole del sacrificio sopportato per aver rinunciato a realistiche occasioni professionali-reddituali al fine di contribuire ai bisogni della famiglia”.
La durata del matrimonio: un matrimonio durato oltre quarant’anni, come nel nostro caso, rappresenta un elemento di particolare rilevanza nella valutazione del contributo fornito e delle aspettative maturate.
L’Importanza della Proposta Conciliativa
Un aspetto spesso sottovalutato ma che si è rivelato decisivo nel nostro caso è stata la proposta conciliativa del giudice. L’articolo 185-bis del codice di procedura civile consente al giudice di formulare proposte transattive o conciliative “avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia e all’esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto”.
Nel nostro caso, la proposta del giudice di 650 euro mensili ha rappresentato un punto di equilibrio che ha tenuto conto sia delle richieste della nostra assistita sia delle obiezioni della controparte, evitando i rischi e i tempi di un giudizio ordinario.
Le Prospettive Future
Il risultato ottenuto non è solo una vittoria personale, ma rappresenta un precedente importante che dimostra come un approccio strategico e una conoscenza approfondita della materia possano fare la differenza. La giurisprudenza più recente sta infatti sempre più riconoscendo la “duplice funzione, assistenziale e compensativo-perequativa” dell’assegno divorzile.
È importante sottolineare che ogni caso è unico e richiede un’analisi specifica delle circostanze. Tuttavia, la storia della nostra assistita dimostra che non bisogna mai accontentarsi di situazioni economiche inadeguate, soprattutto quando si è contribuito significativamente alla vita familiare rinunciando alle proprie aspirazioni professionali.
Conclusioni: Il Valore della Competenza Legale
La vicenda evidenzia l’importanza di affidarsi a professionisti che conoscano approfonditamente la materia del diritto di famiglia e sappiano cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione giurisprudenziale. La differenza tra un assegno di separazione inadeguato e un assegno divorzile equo può essere determinante per la qualità della vita di una persona.
Il nostro studio ha saputo trasformare una situazione di difficoltà in un’opportunità, ottenendo non solo il divorzio, ma anche un riconoscimento economico più adeguato al contributo fornito durante il matrimonio. Un risultato che dimostra come la competenza legale, unita a una strategia processuale mirata, possa fare la differenza nella tutela dei diritti delle persone più vulnerabili.
La sentenza del Tribunale di Napoli Nord rappresenta così non solo la conclusione di una vicenda personale, ma anche un esempio di come il diritto possa essere strumento di giustizia sociale, riconoscendo il valore del lavoro domestico e di cura troppo spesso sottovalutato dalla società.
Avv. Francesco Frezza
Via Ambra, 4
81038 Trentola Ducenta (Caserta)


