CRIPTOVALUTE E SEPARAZIONE: COME SI SCOVANO (E SI DIVIDONO) I PATRIMONI DIGITALI?

Che cosa accade alle criptovalute in caso di separazione? E come si può verificare se un coniuge possiede attività digitali non dichiarate?
criptovalute avvocato frezza

Quan­do una cop­pia si sepa­ra, la rico­stru­zio­ne del patri­mo­nio non riguar­da più sol­tan­to con­ti cor­ren­ti, immo­bi­li, auto­mo­bi­li e inve­sti­men­ti tra­di­zio­na­li. Sem­pre più spes­so una par­te del­le risor­se fami­lia­ri vie­ne desti­na­ta a Bit­coin, Ethe­reum, sta­ble­coin o altre crip­to-atti­vi­tà, con­ser­va­te su piat­ta­for­me di scam­bio oppu­re in wal­let per­so­na­li.

La doman­da è quin­di con­cre­ta: che cosa acca­de alle crip­to­va­lu­te in caso di sepa­ra­zio­ne? E come si può veri­fi­ca­re se un coniu­ge pos­sie­de atti­vi­tà digi­ta­li non dichia­ra­te, soprat­tut­to quan­do occor­re deter­mi­na­re il con­tri­bu­to eco­no­mi­co per i figli o l’assegno in favo­re dell’altro coniu­ge?

Le criptovalute rientrano nella comunione dei beni?

La rispo­sta non è sem­pre auto­ma­ti­ca­men­te sì e non dipen­de sol­tan­to dal nome dell’asset. Occor­re veri­fi­ca­re quan­do e con qua­li risor­se le crip­to-atti­vi­tà sono sta­te acqui­sta­te, oltre al regi­me patri­mo­nia­le del­la fami­glia.

In man­can­za di una diver­sa con­ven­zio­ne, il regi­me lega­le è quel­lo del­la comu­nio­ne dei beni. L’art. 177 c.c. com­pren­de nel­la comu­nio­ne gli acqui­sti com­piu­ti dai coniu­gi duran­te il matri­mo­nio, sal­vo quel­li per­so­na­li. In linea gene­ra­le, quin­di, una crip­to-atti­vi­tà acqui­sta­ta duran­te il matri­mo­nio con risor­se comu­ni può entra­re nel­la comu­nio­ne.

Non è però cor­ret­to affer­ma­re che ogni crip­to­va­lu­ta acqui­sta­ta duran­te il matri­mo­nio deb­ba esse­re divi­sa auto­ma­ti­ca­men­te al 50 per cen­to. Pos­so­no infat­ti rile­va­re la pro­ve­nien­za del dena­ro impie­ga­to, la data dell’acquisto e le ipo­te­si di bene per­so­na­le pre­vi­ste dall’art. 179 c.c., come i beni pos­se­du­ti pri­ma del matri­mo­nio o quel­li rice­vu­ti per dona­zio­ne o suc­ces­sio­ne.

La comu­nio­ne si scio­glie con la sepa­ra­zio­ne per­so­na­le nei momen­ti indi­ca­ti dall’art. 191 c.c.. Solo dopo ave­re rico­strui­to qua­li atti­vi­tà vi rien­tri­no sarà pos­si­bi­le pro­ce­de­re alla divi­sio­ne, che avvie­ne in par­ti ugua­li.

Se i coniu­gi han­no scel­to la sepa­ra­zio­ne dei beni, cia­scu­no con­ser­va la tito­la­ri­tà esclu­si­va dei pro­pri acqui­sti. Le crip­to­va­lu­te dell’uno, tut­ta­via, rile­va­no per rico­strui­re la rea­le situa­zio­ne eco­no­mi­ca del­la fami­glia e valu­ta­re le doman­de di man­te­ni­men­to. Quan­do la pro­prie­tà esclu­si­va non può esse­re dimo­stra­ta, l’art. 219 c.c. pre­ve­de che il bene sia con­si­de­ra­to di entram­bi in pari quo­ta.

Il wallet non è necessariamente invisibile

La bloc­k­chain può ren­de­re dif­fi­ci­le col­le­ga­re un indi­riz­zo digi­ta­le a una per­so­na, ma il patri­mo­nio non è sot­trat­to a ogni veri­fi­ca. Quan­do l’acquisto o la ven­di­ta avvie­ne tra­mi­te un exchan­ge, esi­sto­no trac­ce nei con­ti cor­ren­ti, nel­le car­te di paga­men­to, nel­le email, nei dispo­si­ti­vi uti­liz­za­ti e nel­la docu­men­ta­zio­ne fisca­le.

Nei pro­ce­di­men­ti in mate­ria di fami­glia, il giu­di­ce può auto­riz­za­re la ricer­ca tele­ma­ti­ca dei beni, dispor­re ordi­ni di esi­bi­zio­ne e accer­ta­men­ti sui red­di­ti e sui patri­mo­ni. L’art. 155-sexies disp. att. c.p.c. esten­de le dispo­si­zio­ni sul­la ricer­ca tele­ma­ti­ca dei beni anche alla rico­stru­zio­ne dell’attivo e del pas­si­vo nei pro­ce­di­men­ti fami­lia­ri, pre­via auto­riz­za­zio­ne del giu­di­ce.

In con­cre­to, è uti­le indi­ca­re ele­men­ti spe­ci­fi­ci: boni­fi­ci ver­so piat­ta­for­me di scam­bio, movi­men­ti incom­pa­ti­bi­li con i red­di­ti dichia­ra­ti, indi­riz­zi pub­bli­ci indi­vi­dua­ti, email di con­fer­ma o app di tra­ding. Una richie­sta gene­ri­ca e pura­men­te esplo­ra­ti­va non è suf­fi­cien­te: occor­re spie­ga­re per­ché l’esistenza del patri­mo­nio digi­ta­le sia plau­si­bi­le e rile­van­te per la cau­sa.

Il giu­di­ce può inol­tre valu­ta­re il com­por­ta­men­to del­la par­te che non pro­du­ce la docu­men­ta­zio­ne o for­ni­sce infor­ma­zio­ni incom­ple­te. La veri­fi­ca non equi­va­le a un acces­so indi­scri­mi­na­to ai wal­let: nei por­ta­fo­gli non custo­dial, la dispo­ni­bi­li­tà del­le chia­vi pri­va­te e l’identificazione del tito­la­re richie­do­no spe­ci­fi­ci ele­men­ti tec­ni­ci e pro­ba­to­ri.

Come si valuta e si divide il patrimonio digitale?

Le crip­to-atti­vi­tà sono carat­te­riz­za­te da una for­te vola­ti­li­tà. Per­ciò è impor­tan­te sta­bi­li­re, con cri­te­ri tra­spa­ren­ti, la data di rife­ri­men­to del­la valu­ta­zio­ne, l’asset con­si­de­ra­to, la quan­ti­tà dete­nu­ta, la piat­ta­for­ma coin­vol­ta e il meto­do per deter­mi­na­re il con­tro­va­lo­re in euro.

La divi­sio­ne può avve­ni­re median­te la liqui­da­zio­ne del valo­re spet­tan­te all’altro coniu­ge oppu­re attra­ver­so il tra­sfe­ri­men­to di una quo­ta del­le crip­to-atti­vi­tà. Quest’ultima solu­zio­ne richie­de atten­zio­ne: occor­re veri­fi­ca­re la dispo­ni­bi­li­tà effet­ti­va dei token, la custo­dia, le moda­li­tà tec­ni­che, i costi e i rischi del tra­sfe­ri­men­to.

Non esi­ste una rego­la per cui il valo­re deb­ba esse­re fis­sa­to auto­ma­ti­ca­men­te al momen­to del­la doman­da di sepa­ra­zio­ne. La data di rife­ri­men­to e le moda­li­tà di cal­co­lo devo­no esse­re coe­ren­ti con il tipo di doman­da, con il momen­to in cui la comu­nio­ne si è sciol­ta e con le pro­ve dispo­ni­bi­li.

Cripto-attività e assegno di mantenimento

Anche quan­do le crip­to­va­lu­te resta­no di pro­prie­tà esclu­si­va di un coniu­ge, il loro valo­re inci­de sul­la valu­ta­zio­ne del­le risor­se eco­no­mi­che dispo­ni­bi­li. Ai fini del man­te­ni­men­to dei figli o del coniu­ge, non con­ta sol­tan­to il red­di­to for­mal­men­te dichia­ra­to: assu­mo­no rilie­vo anche le dispo­ni­bi­li­tà patri­mo­nia­li, gli inve­sti­men­ti e la capa­ci­tà di spe­sa, pur­ché accer­ta­ti su ele­men­ti con­cre­ti.

La docu­men­ta­zio­ne fisca­le è solo un pun­to di par­ten­za. Il giu­di­ce può ordi­na­re inte­gra­zio­ni e dispor­re accer­ta­men­ti patri­mo­nia­li quan­do sia­no alle­ga­ti fat­ti spe­ci­fi­ci e cir­co­stan­zia­ti. La Cas­sa­zio­ne ha sot­to­li­nea­to che le inda­gi­ni non pos­so­no esse­re mera­men­te esplo­ra­ti­ve, ma devo­no com­ple­ta­re un qua­dro pro­ba­to­rio già seria­men­te pro­spet­ta­to.

Le crip­to­va­lu­te non sono un patri­mo­nio invi­si­bi­le e rile­va­no nel dirit­to di fami­glia. La loro impor­tan­za dipen­de da una rico­stru­zio­ne con­cre­ta: regi­me patri­mo­nia­le, data e moda­li­tà dell’acquisto, pro­ve­nien­za del­le som­me, tito­la­ri­tà effet­ti­va e valo­re del­le atti­vi­tà.

In pre­sen­za di dub­bi, è oppor­tu­no muo­ver­si con anti­ci­po, con­ser­van­do la docu­men­ta­zio­ne ban­ca­ria e digi­ta­le e indi­can­do al giu­di­ce ele­men­ti veri­fi­ca­bi­li. La cor­ret­ta rico­stru­zio­ne richie­de spes­so il coor­di­na­men­to tra com­pe­ten­ze di dirit­to di fami­glia, ana­li­si finan­zia­ria e infor­ma­ti­ca foren­se.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

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