Con la fine della scuola e l’arrivo del caldo si ripresenta un classico dilemma estivo per i genitori separati: chi deve pagare il centro estivo o il campus dei figli? Questa spesa è già compresa nel mantenimento mensile o va divisa a metà?
La questione accende spesso forti discussioni. La legge e i tribunali offrono però regole sempre più chiare per evitare che un momento di svago per i figli si trasformi in una guerra tra mamma e papà.
Spese ordinarie e straordinarie: qual è la differenza?
Per capire chi deve pagare, dobbiamo dividere le spese in due grandi categorie:
- Spese ordinarie: sono i costi di tutti i giorni (cibo, vestiti, trasporti, igiene). Queste sono già coperte dall’assegno di mantenimento mensile versato dal genitore non collocatario.
- Spese straordinarie: sono i costi imprevedibili, eccezionali o comunque non calcolabili in anticipo. Di norma, queste vanno divise tra i genitori in base alle percentuali decise dal giudice (spesso al 50%).
La Cassazione ha chiarito un concetto importante: una spesa è “straordinaria” non solo se è un imprevisto, ma anche se è economicamente importante rispetto alla vita di tutti i giorni.
Il centro estivo è una spesa ordinaria o straordinaria?
Secondo l’orientamento dei tribunali italiani, i costi del centro estivo sono considerati spese straordinarie.
Il motivo è semplice: si tratta di attività temporanee, che durano solo poche settimane, con costi che cambiano ogni anno e che non si possono prevedere quando si fissa l’assegno mensile. Di conseguenza, la regola generale vuole che il costo venga ripartito tra i due genitori.
Serve per forza il consenso dell’altro genitore?
Trattandosi di una spesa straordinaria, bisogna guardare al motivo per cui si iscrive il figlio al centro estivo:
- Se serve per coprire l’orario di lavoro: se il genitore che vive con il figlio lavora e non sa a chi lasciarlo, il centro estivo è una necessità organizzativa. In questo caso, molti tribunali stabiliscono che non serve l’accordo preventivo: la spesa è necessaria e va divisa.
- Se si sceglie un campus privato o di lusso: se si decide di mandare il figlio in una struttura molto costosa senza una reale necessità di lavoro, allora il consenso dell’altro genitore è indispensabile per poter chiedere il rimborso.
Attenzione: la Cassazione ha ricordato che il rifiuto non è automatico. Se un genitore paga il centro estivo senza avvisare, il giudice può comunque obbligare l’altro a rimborsare la sua quota se l’attività era nel pieno interesse del minore e in linea con le possibilità economiche della famiglia.
Quando si può dire di “no”?
Il rifiuto di pagare la propria quota non può essere un semplice “no” per principio. Deve basarsi su motivi validi e dimostrabili, come:
- Un costo del tutto insostenibile rispetto al proprio stipendio.
- La prova che quella specifica attività non risponde all’interesse o alle inclinazioni del figlio.
💡 Il consiglio pratico dell’avvocato
Per evitare tensioni e tutelare la serenità dei figli, il segreto è muoversi d’anticipo:
- Scrivete una proposta chiara: mandate un’email o un messaggio WhatsApp all’altro genitore indicando costi, orari, motivi della scelta e data entro cui rispondere.
- Conservate le ricevute: i pagamenti devono essere sempre tracciabili e documentati per poter chiedere il rimborso.
Se i rapporti sono tesi e l’accordo sembra lontano, muoversi per tempo eviterà di rovinare le vacanze ai bambini. Ricordate: l’interesse dei figli viene sempre prima di qualsiasi discussione tra adulti.
Se desideri chiarezza sulla tua situazione o hai bisogno di assistenza puoi richiedere una consulenza personalizzata direttamente presso il nostro Studio.
Avv. Francesco Frezza
Via Ambra, 4
81038 Trentola Ducenta (Caserta)
3298732313 0810103718 0810107165
avv.francescofrezza@gmail.com avv.francescofrezza@pec.it


