In occasione del 1° Maggio, il dibattito pubblico si concentra giustamente sull’occupazione tradizionale e sui diritti dei lavoratori dipendenti o autonomi. Tuttavia, come Studio Legale quotidianamente impegnato nel diritto di famiglia, riteniamo fondamentale accendere un faro su una forma di attività spesso invisibile, ma che costituisce l’ossatura stessa della nostra società: il lavoro domestico e di cura.
Spesso ci si chiede: il tempo dedicato alla crescita dei figli e alla gestione della casa ha un valore legale? La risposta è sì. Per il diritto di famiglia moderno, l’impegno profuso tra le mura domestiche non è solo un “gesto d’amore”, ma rappresenta un vero e proprio contributo patrimoniale che incide direttamente sulla determinazione dell’assegno di divorzio e sulla tutela del coniuge economicamente più debole.

L’articolo 143 del Codice Civile e il lavoro casalingo
Il punto di partenza della nostra analisi è l’articolo 143 del Codice Civile, che impone a entrambi i coniugi l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo.
Come Studio, sottolineiamo spesso ai nostri assistiti che non esiste una gerarchia tra chi produce un reddito monetario e chi, attraverso il lavoro tra le mura domestiche, permette all’altro coniuge di dedicarsi pienamente alla carriera. Il lavoro di cura aumenta il patrimonio comune e il tenore di vita del nucleo familiare tanto quanto uno stipendio a fine mese.
Assegno di divorzio: la funzione compensativa del sacrificio professionale
La vera rilevanza legale di questo impegno emerge con forza nel momento della crisi della coppia. La giurisprudenza più recente, in particolare la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, ha stabilito che l’assegno divorzile non ha solo una funzione assistenziale, ma anche una funzione compensativa e perequativa.
Cosa significa concretamente? Significa che se un coniuge ha scelto — o ha dovuto — mettere in pausa le proprie ambizioni professionali per favorire le esigenze della famiglia, questo sacrificio va indennizzato. In sede di separazione e divorzio, il giudice è chiamato a valutare quanto quel lavoro “invisibile” abbia contribuito alla formazione del patrimonio dell’altro coniuge e di quello comune, riequilibrando il divario economico che ne è derivato.
Perché parlarne il 1° Maggio?
Celebrare la Festa dei Lavoratori significa per noi, come professionisti del diritto, tutelare la dignità di chiunque presti un’attività a vantaggio della comunità, a partire da quella familiare. Riconoscere il valore del lavoro di cura significa affermare che ogni scelta fatta per il bene dei figli e della casa merita una tutela legale certa.
Nessun sacrificio deve restare privo di riconoscimento. Ogni ora dedicata alla gestione domestica rappresenta un investimento nel futuro della famiglia che il nostro Studio si impegna a proteggere e valorizzare in ogni sede.
Buon 1° Maggio a chi lavora in ufficio, a chi lavora in casa e a chi si impegna ogni giorno per il futuro della propria famiglia.
Avv. Francesco Frezza
Via Ambra, 4
81038 Trentola Ducenta (Caserta)
3298732313 0810103718 0810107165
avv.francescofrezza@gmail.com avv.francescofrezza@pec.it
www.studiofrezza.it


