20 NOVEMBRE: LA GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DEI BAMBINI

20 novembre 1959-2025: 66 anni fa nasceva la Dichiarazione dei diritti del fanciullo

Il 20 novem­bre 1959 l’As­sem­blea Gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te appro­va­va la Dichia­ra­zio­ne dei dirit­ti del fan­ciul­lo, un docu­men­to rivo­lu­zio­na­rio che per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria rico­no­sce­va ai bam­bi­ni dirit­ti spe­ci­fi­ci e ina­lie­na­bi­li.

Oggi, a 66 anni di distan­za, vale la pena riflet­te­re su quan­to quel­la data abbia cam­bia­to non solo il dirit­to, ma la nostra stes­sa con­ce­zio­ne del­l’in­fan­zia.

Da quella dichiarazione a oggi: un percorso straordinario

Quel­la Dichia­ra­zio­ne del 1959 è sta­ta il seme da cui è nata, tren­t’an­ni dopo, la Con­ven­zio­ne sui dirit­ti del­l’in­fan­zia e del­l’a­do­le­scen­za del 20 novem­bre 1989, rati­fi­ca­ta dal­l’I­ta­lia con la leg­ge 27 mag­gio 1991, n. 176.

Un docu­men­to che oggi è il trat­ta­to sui dirit­ti uma­ni più rati­fi­ca­to al mon­do, con 196 Pae­si che si sono impe­gna­ti a rispet­tar­lo.

Il “superiore interesse del minore”: da principio astratto a realtà concreta

Uno dei con­cet­ti più rivo­lu­zio­na­ri intro­dot­ti è quel­lo del “supe­rio­re inte­res­se del fan­ciul­lo”, che oggi ritro­via­mo in tut­to il nostro ordi­na­men­to giu­ri­di­co. Il nostro dirit­to ita­lia­no lo ha fat­to pro­prio in modo con­cre­to: dal­l’ar­ti­co­lo 315-bis del Codi­ce civi­le, che rico­no­sce al figlio il dirit­to di esse­re ascol­ta­to in tut­te le que­stio­ni che lo riguar­da­no già dai 12 anni (o anche pri­ma se capa­ce di discer­ni­men­to), fino alle nor­me sul­l’im­mi­gra­zio­ne che impon­go­no di con­si­de­ra­re prio­ri­ta­ria­men­te l’in­te­res­se del bam­bi­no in ogni pro­ce­di­men­to.

I diritti dei bambini oggi: non solo protezione, ma partecipazione

Quel­lo che col­pi­sce di più, guar­dan­do l’e­vo­lu­zio­ne di que­sti 65 anni, è il pas­sag­gio da una visio­ne del bam­bi­no come sog­get­to da pro­teg­ge­re a quel­la di un sog­get­to tito­la­re di dirit­ti. La leg­ge sul­l’a­do­zio­ne sta­bi­li­sce chia­ra­men­te che “il mino­re ha dirit­to di cre­sce­re ed esse­re edu­ca­to nel­l’am­bi­to del­la pro­pria fami­glia”, ribal­tan­do la pro­spet­ti­va: non è più la fami­glia che ha dirit­ti sul bam­bi­no, ma è il bam­bi­no che ha dirit­to alla fami­glia.

La privacy dei minori: una conquista moderna

Un aspet­to par­ti­co­lar­men­te attua­le riguar­da la pro­te­zio­ne del­la pri­va­cy dei mino­ri. Come ha chia­ri­to la Cas­sa­zio­ne Civi­le in una sen­ten­za del 2006, richia­man­do pro­prio la Con­ven­zio­ne del 1989, “il dirit­to alla riser­va­tez­za del mino­re deve esse­re con­si­de­ra­to asso­lu­ta­men­te pre­mi­nen­te” nel bilan­cia­men­to con altri dirit­ti, come quel­lo di cro­na­ca. Un prin­ci­pio che oggi, nel­l’e­ra dei social media, assu­me un’im­por­tan­za anco­ra mag­gio­re.

Perché questa data ci riguarda tutti

Il 20 novem­bre non è solo una ricor­ren­za per addet­ti ai lavo­ri. È il gior­no in cui ricor­dia­mo che ogni bam­bi­no ha dirit­to a un nome, a una nazio­na­li­tà, a cure medi­che, all’i­stru­zio­ne, al gio­co, alla pro­te­zio­ne da ogni for­ma di vio­len­za. Dirit­ti che sem­bra­no scon­ta­ti, ma che per milio­ni di bam­bi­ni nel mon­do sono anco­ra un sogno.

Una riflessione per il futuro

Oggi, men­tre cele­bria­mo que­sti 66 anni, pos­sia­mo dire che il cam­mi­no intra­pre­so nel 1959 ha por­ta­to frut­ti straor­di­na­ri. Ma c’è anco­ra mol­to da fare. Le sfi­de moder­ne — dal cyber­bul­li­smo ai nuo­vi model­li fami­lia­ri, dal­l’im­mi­gra­zio­ne mino­ri­le alle que­stio­ni ambien­ta­li — richie­do­no un costan­te aggior­na­men­to di quel­la visio­ne pio­nie­ri­sti­ca.

Il 20 novem­bre 1959 il mon­do ha scel­to di cre­de­re che i bam­bi­ni non sono “pic­co­li adul­ti”, ma per­so­ne con biso­gni, dirit­ti e digni­tà spe­ci­fi­ci. Una rivo­lu­zio­ne silen­zio­sa che con­ti­nua anco­ra oggi, ogni vol­ta che un tri­bu­na­le ascol­ta la voce di un bam­bi­no, ogni vol­ta che una leg­ge met­te al cen­tro il suo inte­res­se, ogni vol­ta che la socie­tà sce­glie di inve­sti­re nel futu­ro pro­teg­gen­do chi lo rap­pre­sen­ta.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

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