QUANDO IL DIVORZIO DIVENTA UNA OPPORTUNITA’

La sentenza del Tribunale di Napoli Nord rappresenta non solo la conclusione di una vicenda personale, ma anche un esempio di come il diritto possa essere strumento di giustizia sociale, riconoscendo il valore del lavoro domestico e di cura troppo spesso sottovalutato dalla società.

Ci sono sto­rie che meri­ta­no di esse­re rac­con­ta­te, non solo per il loro valo­re uma­no, ma per­ché rap­pre­sen­ta­no pic­co­le vit­to­rie che pos­so­no illu­mi­na­re il cam­mi­no di chi si tro­va ad affron­ta­re situa­zio­ni simi­li. La sto­ria del­la nostra Assi­sti­ta è una di que­ste: una don­na che, dopo anni di sacri­fi­ci per la fami­glia, è riu­sci­ta a otte­ne­re giu­sti­zia attra­ver­so un per­cor­so lega­le che le ha garan­ti­to non solo il divor­zio, ma anche un asse­gno divor­zi­le supe­rio­re a quel­lo che per­ce­pi­va duran­te la sepa­ra­zio­ne.

Una Vita Dedicata alla Famiglia

Quan­do l’Assistita si è pre­sen­ta­ta nel nostro stu­dio lega­le, la sua sto­ria era quel­la di tan­te don­ne del­la sua gene­ra­zio­ne. Spo­sa­ta nei pri­mi anni del 1980, ave­va dedi­ca­to la sua vita alla fami­glia, rinun­cian­do a oppor­tu­ni­tà pro­fes­sio­na­li per pren­der­si cura dei due figli, oggi entram­bi mag­gio­ren­ni. Come spes­so acca­de in que­sti casi, i sacri­fi­ci per­so­na­li e pro­fes­sio­na­li com­piu­ti duran­te il matri­mo­nio non sem­pre tro­va­no il giu­sto rico­no­sci­men­to al momen­to del­la cri­si coniu­ga­le.

La sepa­ra­zio­ne era già avve­nu­ta da tem­po — pre­ci­sa­men­te dal luglio 2021 — ma la signo­ra si tro­va­va in una situa­zio­ne eco­no­mi­ca pre­ca­ria, con un asse­gno di sepa­ra­zio­ne che non riflet­te­va ade­gua­ta­men­te il con­tri­bu­to che ave­va dato alla fami­glia e i sacri­fi­ci soste­nu­ti nel cor­so degli anni.

La Strategia Legale: Puntare sull’Assegno Divorzile

Il nostro approc­cio si è basa­to su una con­si­de­ra­zio­ne fon­da­men­ta­le: l’as­se­gno divor­zi­le ha una natu­ra diver­sa e spes­so più favo­re­vo­le rispet­to a quel­lo di sepa­ra­zio­ne. Come sta­bi­li­to dal­la sto­ri­ca sen­ten­za del­le Sezio­ni Uni­te del­la Cas­sa­zio­ne n. 18287/​2018, l’as­se­gno divor­zi­le non ha solo fun­zio­ne assi­sten­zia­le, ma anche “natu­ra pere­qua­ti­vo-com­pen­sa­ti­va, che discen­de diret­ta­men­te dal­la decli­na­zio­ne del prin­ci­pio costi­tu­zio­na­le di soli­da­rie­tà”.

Que­sto signi­fi­ca che il tri­bu­na­le deve valu­ta­re non solo le neces­si­tà eco­no­mi­che imme­dia­te del coniu­ge più debo­le, ma anche il con­tri­bu­to che que­sti ha for­ni­to “nel­la rea­liz­za­zio­ne del­la vita fami­lia­re, in par­ti­co­la­re tenen­do con­to del­le aspet­ta­ti­ve pro­fes­sio­na­li sacri­fi­ca­te”. Nel caso del­la signo­ra, que­sto aspet­to era cen­tra­le: una don­na che ave­va rinun­cia­to alla pro­pria car­rie­ra per dedi­car­si com­ple­ta­men­te alla fami­glia meri­ta­va un rico­no­sci­men­to eco­no­mi­co ade­gua­to.

Il Procedimento: Dalla Richiesta alla Conciliazione

Il ricor­so per divor­zio è sta­to depo­si­ta­to nel dicem­bre 2024, richie­den­do ini­zial­men­te un asse­gno divor­zi­le di 800 euro men­si­li. La con­tro­par­te si è oppo­sta fer­ma­men­te soste­nen­do che non fos­se dovu­to alcun asse­gno divor­zi­le.

La svol­ta è arri­va­ta duran­te l’u­dien­za di mag­gio 2025, quan­do il giu­di­ce dele­ga­to ha for­mu­la­to una pro­po­sta con­ci­lia­ti­va ex arti­co­lo 185-bis del codi­ce di pro­ce­du­ra civi­le. Que­sto stru­men­to, spes­so sot­to­va­lu­ta­to, si è rive­la­to deci­si­vo: il giu­di­ce ha pro­po­sto un asse­gno divor­zi­le di 650 euro men­si­li, supe­rio­re a quel­lo che la signo­ra per­ce­pi­va duran­te la sepa­ra­zio­ne.

Il Risultato: Una Vittoria Significativa

La sen­ten­za ha accol­to la pro­po­sta con­ci­lia­ti­va, rico­no­scen­do alla signo­ra nostra assi­sti­ta il dirit­to a per­ce­pi­re 650 euro men­si­li a tito­lo di asse­gno divor­zi­le. Un risul­ta­to che rap­pre­sen­ta non solo un miglio­ra­men­to eco­no­mi­co rispet­to alla situa­zio­ne pre­ce­den­te, ma soprat­tut­to il rico­no­sci­men­to del valo­re del con­tri­bu­to for­ni­to duran­te il matri­mo­nio.

Perché l’Assegno Divorzile Può Essere Più Vantaggioso

La dif­fe­ren­za tra asse­gno di sepa­ra­zio­ne e asse­gno divor­zi­le non è solo ter­mi­no­lo­gi­ca. Come chia­ri­to dal­la Cas­sa­zio­ne civi­le con sen­ten­za n. 5075/​2017, “la deter­mi­na­zio­ne del­l’as­se­gno di divor­zio risul­ta indi­pen­den­te dal­le sta­tui­zio­ni patri­mo­nia­li ope­ran­ti in vigen­za di sepa­ra­zio­ne dei coniu­gi, poi­ché data la diver­si­tà del­le disci­pli­ne sostan­zia­li, del­la natu­ra, strut­tu­ra e fina­li­tà dei rela­ti­vi trat­ta­men­ti”.

Que­sto signi­fi­ca che il giu­di­ce del divor­zio può riva­lu­ta­re com­ple­ta­men­te la situa­zio­ne eco­no­mi­ca del­le par­ti, appli­can­do cri­te­ri più favo­re­vo­li al coniu­ge eco­no­mi­ca­men­te più debo­le. Nel caso spe­ci­fi­co, la Cas­sa­zio­ne civi­le con ordi­nan­za n. 2605/​2024 ha riba­di­to che la valu­ta­zio­ne deve con­si­de­ra­re “le con­di­zio­ni dei coniu­gi, le ragio­ni del­la deci­sio­ne, il con­tri­bu­to per­so­na­le ed eco­no­mi­co dato da cia­scu­no alla con­du­zio­ne fami­lia­re e alla for­ma­zio­ne del patri­mo­nio comu­ne e per­so­na­le, il red­di­to di entram­bi, la dura­ta del matri­mo­nio e l’e­tà del­l’a­ven­te dirit­to”.

I Criteri di Valutazione dell’Assegno Divorzile

La deter­mi­na­zio­ne del­l’as­se­gno divor­zi­le segue cri­te­ri spe­ci­fi­ci sta­bi­li­ti dal­l’ar­ti­co­lo 5 del­la leg­ge 898/​1970. Il tri­bu­na­le deve tene­re con­to di diver­si ele­men­ti:

Le con­di­zio­ni eco­no­mi­che dei coniu­gi: non solo i red­di­ti attua­li, ma anche le poten­zia­li­tà futu­re e le dispo­ni­bi­li­tà patri­mo­nia­li. Nel caso in esa­me, per la nostra Clien­te, la sua età e la lun­ga inter­ru­zio­ne del­l’at­ti­vi­tà lavo­ra­ti­va ren­de­va­no dif­fi­ci­le un rein­se­ri­men­to pro­fes­sio­na­le signi­fi­ca­ti­vo.

Il con­tri­bu­to alla vita fami­lia­re: que­sto è for­se l’a­spet­to più impor­tan­te e inno­va­ti­vo del­la giu­ri­spru­den­za recen­te. Come evi­den­zia­to dal­la Cas­sa­zio­ne civi­le con ordi­nan­za n. 10726/​2025, l’as­se­gno deve “com­pen­sa­re il coniu­ge eco­no­mi­ca­men­te più debo­le del sacri­fi­cio sop­por­ta­to per aver rinun­cia­to a rea­li­sti­che occa­sio­ni pro­fes­sio­na­li-red­di­tua­li al fine di con­tri­bui­re ai biso­gni del­la fami­glia”.

La dura­ta del matri­mo­nio: un matri­mo­nio dura­to oltre qua­ran­t’an­ni, come nel nostro caso, rap­pre­sen­ta un ele­men­to di par­ti­co­la­re rile­van­za nel­la valu­ta­zio­ne del con­tri­bu­to for­ni­to e del­le aspet­ta­ti­ve matu­ra­te.

L’Importanza della Proposta Conciliativa

Un aspet­to spes­so sot­to­va­lu­ta­to ma che si è rive­la­to deci­si­vo nel nostro caso è sta­ta la pro­po­sta con­ci­lia­ti­va del giu­di­ce. L’ar­ti­co­lo 185-bis del codi­ce di pro­ce­du­ra civi­le con­sen­te al giu­di­ce di for­mu­la­re pro­po­ste tran­sat­ti­ve o con­ci­lia­ti­ve “avu­to riguar­do alla natu­ra del giu­di­zio, al valo­re del­la con­tro­ver­sia e all’e­si­sten­za di que­stio­ni di faci­le e pron­ta solu­zio­ne di dirit­to”.

Nel nostro caso, la pro­po­sta del giu­di­ce di 650 euro men­si­li ha rap­pre­sen­ta­to un pun­to di equi­li­brio che ha tenu­to con­to sia del­le richie­ste del­la nostra assi­sti­ta sia del­le obie­zio­ni del­la con­tro­par­te, evi­tan­do i rischi e i tem­pi di un giu­di­zio ordi­na­rio.

Le Prospettive Future

Il risul­ta­to otte­nu­to non è solo una vit­to­ria per­so­na­le, ma rap­pre­sen­ta un pre­ce­den­te impor­tan­te che dimo­stra come un approc­cio stra­te­gi­co e una cono­scen­za appro­fon­di­ta del­la mate­ria pos­sa­no fare la dif­fe­ren­za. La giu­ri­spru­den­za più recen­te sta infat­ti sem­pre più rico­no­scen­do la “dupli­ce fun­zio­ne, assi­sten­zia­le e com­pen­sa­ti­vo-pere­qua­ti­va” del­l’as­se­gno divor­zi­le.

È impor­tan­te sot­to­li­nea­re che ogni caso è uni­co e richie­de un’a­na­li­si spe­ci­fi­ca del­le cir­co­stan­ze. Tut­ta­via, la sto­ria del­la nostra assi­sti­ta dimo­stra che non biso­gna mai accon­ten­tar­si di situa­zio­ni eco­no­mi­che ina­de­gua­te, soprat­tut­to quan­do si è con­tri­bui­to signi­fi­ca­ti­va­men­te alla vita fami­lia­re rinun­cian­do alle pro­prie aspi­ra­zio­ni pro­fes­sio­na­li.

Conclusioni: Il Valore della Competenza Legale

La vicen­da evi­den­zia l’im­por­tan­za di affi­dar­si a pro­fes­sio­ni­sti che cono­sca­no appro­fon­di­ta­men­te la mate­ria del dirit­to di fami­glia e sap­pia­no coglie­re le oppor­tu­ni­tà offer­te dal­l’e­vo­lu­zio­ne giu­ri­spru­den­zia­le. La dif­fe­ren­za tra un asse­gno di sepa­ra­zio­ne ina­de­gua­to e un asse­gno divor­zi­le equo può esse­re deter­mi­nan­te per la qua­li­tà del­la vita di una per­so­na.

Il nostro stu­dio ha sapu­to tra­sfor­ma­re una situa­zio­ne di dif­fi­col­tà in un’op­por­tu­ni­tà, otte­nen­do non solo il divor­zio, ma anche un rico­no­sci­men­to eco­no­mi­co più ade­gua­to al con­tri­bu­to for­ni­to duran­te il matri­mo­nio. Un risul­ta­to che dimo­stra come la com­pe­ten­za lega­le, uni­ta a una stra­te­gia pro­ces­sua­le mira­ta, pos­sa fare la dif­fe­ren­za nel­la tute­la dei dirit­ti del­le per­so­ne più vul­ne­ra­bi­li.

La sen­ten­za del Tri­bu­na­le di Napo­li Nord rap­pre­sen­ta così non solo la con­clu­sio­ne di una vicen­da per­so­na­le, ma anche un esem­pio di come il dirit­to pos­sa esse­re stru­men­to di giu­sti­zia socia­le, rico­no­scen­do il valo­re del lavo­ro dome­sti­co e di cura trop­po spes­so sot­to­va­lu­ta­to dal­la socie­tà.

Avv. Fran­ce­sco Frez­za

Via Ambra, 4

81038 Tren­to­la Ducen­ta (Caser­ta)

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